Quotazione Petrolio in tempo reale 2 Marzo 2017: scommesse sul mercato mai così rialziste, ma aumentano i rischi

Prezzo Petrolio scommesse rialziste ma rischi in aumento

In questi primi giorni di Marzo 2017 gli investitori che scommettono sui futuri rialzi delle quotazioni non si sono mai mostrati così ottimisti, tanto che nell’ultimo periodo si è registrata una scommessa complessiva del mercato pari a ben un miliardo di barili su un ulteriore aumento dei prezzi, per un valore totale di 52 miliardi di dollari; tuttavia l’altra faccia della medaglia mostra previsioni preoccupanti per il futuro del greggio.

Andiamo dunque, nelle prossime righe, a vedere di cosa si tratta.

Prezzo Petrolio Marzo 2017: rischi dietro l’angolo per gli investitori?

Nella giornata di oggi la quotazione del petrolio appare sorprendentemente stabile e forte di un trend positivo che la sostiene già da qualche giorno: il costo del Brent ammonta infatti oggi a 56,48 dollari al barile, grazie a un incremento dello 0,88%, mentre per quanto riguarda il Wti americano la variazione positiva è dello 0,76%, valore che lo ha condotto a quota 54,40 dollari al barile.

I dati in questione non possono che sposarsi alla perfezione con un interessante dato riportato da InterContinental Exchange, che per la prima volta nella storia ha registrato uno sfondamento della soglia del mezzo milione di contratti long netti, i quali ammontano oggi a 941.312. Il valore in questione ha portato il mercato attuale a scommettere per un valore complessivo pari a 52 miliardi di dollari.

Apparentemente dunque, gli investitori sembrano seguire una linea di pensiero univoca basata sull’ottimismo e la fiducia nei confronti degli accordi Opec, tuttavia è proprio questo particolare che potrebbe dimostrarsi in futuro un’arma a doppio taglio.
Le scommesse rialziste record potrebbero infatti aumentare le perdite potenziali riscontrabili da chi è intento a speculare sulla scia degli accordi Opec riguardanti i tagli della produzione.

In questo modo, se il costo del petrolio dovesse calare a quota 45 dollari, le perdite aumenterebbero di ben 7 miliardi di dollari, valore negativo che va ad aggiungersi all’aumento della produzione di petrolio in suolo americano che potrebbe compromettere ulteriormente il costo dell’oro nero e dunque il denaro degli investitori “fiduciosi”.