Prezzo Petrolio 26 Febbraio 2017: quotazione aggiornata e opinione degli esperti sul programma di Trump

Prezzo Petrolio quotazione aggiornata e su programma Trump

Ormai da un paio di mesi la situazione economica del petrolio continua a far parlare di sé con la sua quotazione “ballerina” in seguito ai tagli disposti dall’Opec e alle conseguenti risposte dei paesi avversi, tra cui spiccano sicuramente gli USA, che con il loro carismatico presidente Donald Trump stanno portando non poco scompiglio nella lotta alla supremazia dell’oro nero.

A questo proposito, andiamo a vedere a quanto ammonta nella giornata di oggi la quotazione del petrolio, e quali sono, in breve, le linee di governo che Trump sta seguendo nei confronti del mercato del greggio.

Prezzo petrolio Febbraio 2017: l’Opec sarà in grado di gestire le decisioni di Trump?

Partiamo subito con il costo del petrolio aggiornato in tempo reale: per quanto riguarda il greggio WTI, in virtù di un calo dello 0.85% si è arrivati a quota 53.99 dollari al barile, mentre per quanto riguarda il Brent la discesa è pari all’1.05% e il prezzo aggiornato è di 55.99 dollari al barile.

Nell’equazione legata al costo del petrolio, vanno inseriti una serie di fattori che stanno portando la sua quotazione a essere sempre instabile e in generale non suscettibile di una crescita considerevole che era stata propiziata mesi fa dall’Opec dopo le disposizioni sul taglio alla produzione.
Il presidente Donald Trump è sicuramente uno dei “fattori” più importanti: con la sua politica di deregulation e ordini esecutivi mirati all’indipendenza energetica degli USA, gli Stati Arabi e l’Opec non possono certo fare i salti di gioia.

Ma cosa dicono gli esperti in merito a questa rigida linea di governo messa in atto dal presidente Trump?
Carl Larry, director of oil and gas di Frost & Sullivan, ha dichiarato che l’Opec potrebbe tagliare ulteriormente la produzione di greggio al fine di contrastare gli effetti del surplus americano per tutelare il costo del petrolio.

Anche altri analisti parlano di un’arma a doppio taglio: pur essendo presente un’offerta assai alta negli USA per quanto riguarda il petrolio, una delle prime ripercussioni che si presenteranno sarà sicuramente un sostanziale calo del prezzo: fatto che avvantaggerà sicuramente le industrie manifatturiere USA, ma che di certo non gioverà alle industrie energetiche in generale, abbassando nettamente i profitti ricavabili dalle altre fonti energetiche.