Buoni Pasto 2017, le nuove regole: importo, dove si possono spendere e tipologie

Buoni pasto

Nuove regole dettate dal ministero per lo Sviluppo economico in merito ai buoni pasto. Con la riforma sarà possibile cumularli tra loro e saranno limitate i costi aggiuntivi che le società di emissioni dei ticket chiedono agli esercenti. Di seguito tutte le novità del Ministero.

Buoni pasto, ridefinite le regole in vigore. Basta scaricare i costi sugli esercenti

I buoni pasto sono mezzi di pagamento di valore variabile che le aziende forniscono ai propri dipendenti in sostituzione del servizio mensa. Possono accedere a benefit tutti i lavoratori dipendenti assunti a tempo pieno o part-time, ma anche lavoratori autonomi che possono acquistarne per sé.

Il buono pasto è spendibile presso ristoranti, bar o altri esercenti take away, oppure nei negozi di alimentari e gastronomia. Il loro funzionamento prevede essenzialmente tre attori: la società acquirente che stipula un accordo con la società emettitrice dei ticket, questa – infine – stipula a sua volta accordi con gli esercenti nella costruzione di una rete di affiliazione.

In Italia lo scorso anno ha riguardato un bacino di utenza di 2,5 milioni di lavoratori, 900 mila del settore pubblico e 1,6 milioni del settore privato. Sono 120 mila gli esercizi convenzionati che muovono un fatturato da 3 miliardi di euro.

Quest’anno il Mise – ministero dello Sviluppo economico – ha deciso di aggiornare i meccanismi di funzionamento del sistema. Il decreto sarà inserito in quello più ampio che va a regolare gli appalti.

Con le nuove regole i buoni pasto saranno cumulabili fino a un massimo di 10 per volta. Regolati anche i rapporti tra esercenti e società emettitrici di buoni pasto. Non sarà più permesso a quest’ultime di scaricare i costi sulle prime. Regolati, infatti, l’addebito dei servizi aggiuntivi e l’applicazione dello sconto incondizionato.

Dubbi sulle nuove linee guida, l’allarme dei piccoli esercenti: le regole incentivano a fare la spesa

Se il Ministero ha incassato il via libera dell’Anac e del consiglio di Stato, alcuni sono dubbiosi sull’effettiva validità delle nuove norme. In particolare i piccoli esercenti non vedono di buon occhio la possibilità di cumulare più ticket.

Il cumulo, infatti, potrebbe essere visto come un incentivo a fare spesa piuttosto che all’acquisto di pasto. Ma, in questo caso, il Ministero è intervenuto su una pratica che ormai è comune. L’alternativa potrebbe essere, come suggerisce il Consiglio di Stato, quella di limitare il cumulo da dieci a una cifra leggermente inferiore.

Intano il Mise continua il lavoro sul nuovo decreto e ha tutto il tempo per poter correggere le sbavature al nuovo regolamento sui buoni pasto.