Il mercato dei follower: cosa c’è davvero dietro le quinte
Il mercato della crescita social è pieno di offerte identiche nella comunicazione e opposte nel funzionamento. “1.000 follower a 9 euro” e “1.000 follower italiani a 90 euro” sembrano lo stesso prodotto con due prezzi diversi. Non lo sono: sotto ci sono architetture tecniche che non hanno niente in comune, e che producono risultati opposti nel giro di tre settimane.
Il problema è che quasi nessuno spiega la meccanica. Questo articolo prova a farlo, partendo dai tre modelli in circolazione e usando come caso pratico un network italiano attivo dal 2011 e finito sotto istruttoria AGCM, uno dei pochi casi in cui la documentazione tecnica di un servizio del genere è finita agli atti di un’autorità pubblica.
I tre modelli tecnici
- Account generati (bot)
Software che crea profili in serie e li fa seguire in massa. Costo per unità bassissimo, consegna in poche ore, sparizione altrettanto rapida: i sistemi antifrode individuano i pattern di registrazione — stessi range IP, device fingerprint clonati, bio vuote, zero contenuti — e rimuovono a ondate. È il modello che ha dato la cattiva reputazione all’intero settore ed è quello che alimenta le tabelle di prezzo più aggressive dei marketplace, dove il singolo follower costa frazioni di centesimo.
- Panel di scambio: come funziona AddMeFast e chi gli somiglia
Questa è la categoria più fraintesa, perché tecnicamente gli account sono veri. Il caso di scuola è AddMeFast, online dal 2012 circa, ma la stessa architettura la trovi su Like4Like, YouLikeHits, Traffup e su decine di cloni nati e morti negli anni.
Il meccanismo è a punti. Ti registri, colleghi i tuoi profili social e la piattaforma ti mostra in sequenza i profili degli altri iscritti: metti like, segui, ti iscrivi a un canale, guardi un video. Ogni azione ti frutta punti. Con i punti accumulati compri le stesse azioni sul tuo profilo. Chi non ha voglia di macinare click può comprare i punti direttamente, ed è lì che il sistema diventa un servizio a pagamento a tutti gli effetti.
Il listino a punti tipico di queste piattaforme si muove su queste grandezze:
| Azione | Costo indicativo in punti |
| Like a un post | 2-4 |
| Follow / iscrizione a un canale | 6-12 |
| Visualizzazione video | 1-2 |
| Commento | 10-20 |
Tradotto in euro, con i pacchetti punti in vendita sulle piattaforme di questo tipo il costo per follower resta dell’ordine di pochi centesimi o meno. Da qui i famosi “1.000 follower a 9 euro”.
Il problema non è che gli account siano falsi. Il problema è la motivazione. Chi ti segue su un panel di scambio non ha visto il tuo profilo: ha visto un pulsante che gli dava 8 punti. Non aprirà le tue storie, non commenterà, non comprerà niente. Il risultato lo vedi nell’engagement rate, che è la metrica su cui poi ti valuta qualsiasi brand: contro benchmark di settore che stanno intorno al 2-5% per i micro-influencer e all’1-1,5% per gli account sopra i 100.000 follower, un profilo gonfiato via panel finisce sotto lo 0,5%. È il rapporto che ogni tool di audit — HypeAuditor, Modash, IG Audit — usa come primo indicatore di anomalia, e non serve un software per notarlo: bastano 50.000 follower e 30 like a post.
Due dati utili per inquadrare il fenomeno, entrambi da verificare alla fonte perché ormai datati:
- Un esperimento del NATO StratCom Centre of Excellence (2019) ha acquistato con circa 300 euro qualche migliaio di follower, decine di migliaia di like e visualizzazioni e alcune migliaia di commenti su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube: dopo quattro settimane la stragrande maggioranza delle interazioni acquistate era ancora online. Contro-intuitivo, ma il punto è proprio questo: il fatto che i numeri sopravvivano non significa che valgano qualcosa. Sopravvivenza e valore commerciale sono due cose diverse.
- Uno studio CHEQ / University of Baltimore (2019) ha stimato in circa 1,3 miliardi di dollari l’anno il costo della frode nell’influencer marketing per gli inserzionisti. È il motivo per cui oggi qualsiasi agenzia media, prima di firmare, ti passa il profilo in un tool di audit.
C’è poi il capitolo credenziali. Molti panel chiedono il login o l’autorizzazione di un’app di terze parti per poter eseguire le azioni al posto tuo. Significa accesso persistente al tuo account, revocabile solo cambiando password e ripulendo le sessioni attive. Instagram ha ripetutamente disattivato l’accesso API a servizi di questo tipo e Meta ha portato in tribunale diversi operatori del settore: quando succede, il tuo account resta collegato a un sistema che nel frattempo è diventato tossico.
- Network di discovery e popup
Il profilo viene mostrato dentro spazi pubblicitari e popup su siti editoriali, e chi naviga decide se seguirlo o ignorarlo. Nessuna automazione, nessun account creato per l’occasione, nessuna credenziale: è una forma di advertising, venduta a performance invece che a impression. È il modello più lento e più caro dei tre, ed è quello che analizziamo nel dettaglio qui sotto (utilizzato con successo da realtà come marketing-seo.it).
Come funziona un network di discovery
L’infrastruttura è una rete di siti editoriali. Nel caso italiano che abbiamo analizzato si parla di circa 25 testate di attualità, tecnologia, cultura e intrattenimento tra cui steb.it, 1bit.it, vtex.it e scrivieguadagna.com per circa 8 milioni di visite mensili complessive. Il solo steb.it ha registrato oltre 1 milione di utenti attivi nel primo trimestre 2026.
Mentre l’utente legge un articolo, un riquadro in overlay o un popup propone una selezione di profili social: account Instagram, pagine Facebook, canali YouTube, brani Spotify, profili TikTok. L’utente può cliccare, seguire, aggiornare la pagina per vederne altri, o chiudere e tornare all’articolo. Nessun obbligo e — differenza sostanziale rispetto ai panel — nessuna ricompensa: chi segue lo fa perché il profilo lo ha incuriosito, esattamente come succede con un banner ben fatto.
Il pezzo tecnicamente interessante è la logica di rotazione. A ogni caricamento di pagina il sistema estrae un gruppo diverso di profili, ma non in modo casuale: un algoritmo dà più visibilità agli ordini che stanno avanzando più lentamente. Serve a evitare che un profilo attraente monopolizzi i click mentre gli altri restano fermi. In pratica è un bilanciatore di carico applicato all’attenzione degli utenti.
Un dettaglio che vale la pena registrare: il traffico di queste reti non è solo organico, viene alimentato con campagne su Outbrain, Meta Ads e altri canali, con investimento continuativo. Ha senso — un bacino statico si esaurirebbe in fretta — ed è anche il motivo per cui il costo unitario non può scendere sotto certe soglie. Chi vende follower da network di discovery a prezzo da panel, semplicemente non sta usando un network di discovery.
Il geotargeting è il vero discriminante di prezzo
Qui si spiega la differenza tra i 9 euro e i 90. Il sistema riconosce la provenienza del visitatore prima di decidere quali profili mostrargli: chi arriva dall’Italia vede solo i profili di chi ha acquistato utenza italiana, chi arriva dall’estero vede il sito nella propria lingua e solo i profili con target internazionale.
Le conseguenze operative sono due. La prima è che un ordine italiano non finisce mai davanti a un utente straniero. La seconda è che gli ordini italiani sono strutturalmente più lenti, perché il bacino disponibile è una frazione di quello internazionale. Se un fornitore ti promette follower italiani con la stessa velocità di consegna di quelli generici, sta mentendo sul target o comprando altrove.
Nessuna password: perché è una scelta di architettura
Un network di discovery non ha bisogno delle tue credenziali per costruzione. L’utente che naviga è già loggato sul proprio dispositivo: clicca, si apre il profilo pubblico, segue con un tocco. Al fornitore serve solo il link pubblico del profilo, che deve restare tale per tutta la durata della campagna — se lo metti privato, semplicemente nessuno può vederti.
Regola pratica: se un servizio ti chiede la password o l’autorizzazione di un’app, il modello tecnico sotto è un altro, qualunque cosa dica la pagina di vendita.
Anti-bot e misurazione
Sul lato traffico, i siti della rete sono protetti da Cloudflare, sistemi antispam e firewall a livello di hosting. La motivazione non è solo etica: un’interazione generata da script viene individuata e rimossa dalle piattaforme in pochi giorni, quindi consegnare numeri destinati a sparire è un costo per il fornitore, non un risparmio.
Sul lato misurazione, il metodo dichiarato è verificabile e conviene adottarlo come standard di richiesta al proprio fornitore, chiunque sia:
- all’attivazione il sistema legge il numero di partenza via API ufficiali della piattaforma (Instagram, Facebook, YouTube, Spotify, TikTok) e lo comunica al cliente via email e WhatsApp;
- da lì controlla l’incremento ogni ora;
- al raggiungimento della soglia — numero iniziale + quantità acquistata + margine — il profilo esce automaticamente dalla rotazione.
Il baseline comunicato per iscritto prima della partenza è ciò che rende l’ordine contestabile. Senza quello, qualsiasi discussione a consegna avvenuta è parola contro parola.
Il calo fisiologico, che nessuno mette in home page
Nessun fornitore serio può garantire che il 100% delle interazioni resti in piedi per sempre. Le persone smettono di seguire, cambiano interessi, e le piattaforme fanno periodicamente pulizia degli account inattivi. Succede anche alla crescita completamente organica.
Sul network analizzato il calo dichiarato è del 3-5% nei 30 giorni successivi alla consegna, coperto da garanzia e assorbito in partenza consegnando qualche unità in più rispetto all’ordine. Se l’ordine non si completa nei tempi previsti, la parte non erogata viene rimborsata. Sui panel di scambio il dato non è nemmeno dichiarato, perché il calo lì è un parametro secondario: il valore era già zero al momento della consegna.
Il precedente AGCM
Nel luglio 2025 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso un’istruttoria sui servizi di incremento social di SWJ Web Marketing (marketing-seo.it) senza rilevare violazioni del Codice del Consumo Provvedimento n. 31631 del 15 luglio 2025, pubblico e consultabile sul sito dell’Autorità.Quindi la tecnica usata e’ lecita tutti gli effetti e porta followers genuini sui profili.
Quando non ha senso comprare visibilità
Tre casi in cui il risultato sarà deludente a prescindere dal modello e dal fornitore:
- Profilo vuoto: Chi arriva e non trova contenuti se ne va subito. Prima si costruisce il feed, poi si promuove.
- Aspettativa di vendite immediate: Questo tipo di servizio produce visibilità e riprova sociale, non conversioni dirette. Due obiettivi diversi, due strumenti diversi.
- Ossessione per il numero: Un profilo con 50.000 follower e due like a post si riconosce in tre secondi, e comunica l’opposto di quello che vorresti.
Va detta anche la parte scomoda: le condizioni d’uso delle principali piattaforme scoraggiano l’acquisizione artificiale di metriche. Un modello basato su interazioni volontarie di utenti reali dai propri dispositivi non comporta automazioni né accessi al tuo account — che è la differenza sostanziale rispetto a bot e panel — ma nessun fornitore può contrattualizzare al posto tuo il rapporto con Instagram o TikTok. Chi ti garantisce l’immunità assoluta sta vendendo una certezza che non possiede.
Checklist prima di pagare
- [ ] Ti chiedono la password o l’autorizzazione di un’app? Fermati qui.
- [ ] È un sistema a punti o a scambio reciproco? Allora stai comprando engagement rate in negativo.
- [ ] Ti comunicano per iscritto il numero di partenza prima dell’attivazione?
- [ ] Il geotargeting è dichiarato e coerente con i tempi di consegna?
- [ ] Il calo fisiologico è quantificato, o ti promettono zero dispersione?
- [ ] Esiste una policy di rimborso scritta sulla parte non erogata?
- [ ] Il fornitore ha una storia verificabile — anni di attività, volumi, procedimenti pubblici?
Sono sette domande, si fanno in una mail. Le risposte dicono più di qualsiasi pagina di vendita.


