Via libera al decreto salva-banche: stanziati oltre 20 miliardi per gli istituti in crisi.

Alle ore 12 di mercoledì 21 dicembre è arrivato il doppio via libera di Camera e Senato al decreto salva-banche, con il quale si è preparato un paracadute di oltre 20 miliardi di euro, per intervenire in soccorso degli istituti in crisi.

In pratica i 221 voti favorevoli del Senato ed i 389 della Camera hanno autorizzato il Governo ad aumentare il debito pubblico fino a 20 miliardi di euro, per avere fondi a sufficienza per aiutare il Monte dei Paschi di Siena e le altre banche in difficoltà.

Sia il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che il Ministro dell’Economia Piercarlo Padoan hanno parlato di norma per la tutela dei risparmi e dei risparmiatori, ribattezzando il decreto salva-risparmio.

Oltre a Mps che potrebbe aver bisogno di un fortissimo impegno dello Stato, qualora l’operazione di aumento di capitale non dovesse andare in porto, gli altri istituti in difficoltà sono Veneto Banca, Banca Carige, il Banco Popolare di Vicenza, Banca Etruria, CariFerrara, Banca Marche e CariChieti.

Il maggiore indebitamento andrà a pesare sul Bilancio del 2017 e sarà inserito nel Def, il Documento di Economia e Finanza. Dei 20 miliardi di euro circa 18 saranno destinati alle ricapitalizzazioni precauzionali, mentre gli altri 2 miliardi di euro saranno destinati alla copertura delle nuove emissioni di liquidità degli istituti per 80 miliardi di euro, operazione già autorizzata dall’Europa.

Decreto salva banche per MPS

Ovviamente l’urgenza dell’approvazione del decreto si è fatta necessaria per la situazione sempre più complicata del Monte del Paschi di Siena, che oggi ha concluso l’operazione di riconversione volontaria in azioni delle obbligazioni subordinate.

Grande attesa per la chiusura di domani, entro la quale si concluderà anche l’operazione riguardante gli investitori istituzionali, dopo la quale si saprà se la Banca avrà bisogno o meno dell’intervento dello Stato.

Continuano in tanto le polemiche su questo tipo di intervento, soprattutto perché giudicato dai più tardivo. Inoltre l’eventuale intervento statale non piace alle istituzioni europee e soprattutto alla Germania, che parla di violazione delle norme europee in materia di libera concorrenza.