Unicredit: aumento di capitale da 13 miliardi grazie ai privati

Aumento di capitale Unicredit

L’aumento di capitale per l’istituto Unicredit sarà reso possibile dalla sottoscrizione di privati: il suo scopo sarà quello di sostenere crediti deteriorati per oltre 17 miliardi. La buona riuscita del progetto sarà significativa non solo per la banca ma per tutta Italia. L’aumento di capitale sarà pari a 13 miliardi, e potrebbe portare numerosi benefici ma forse, qualche piccolo problema.

I lati positivi dell’aumento di capitale Unicredit

Unicredit può essere considerato un istituto fondamentalmente in buona salute: per questo motivo la sottoscrizione è stata accettata da soci privati, non si sa al momento se italiani o stranieri; ciò comporta che non sarà necessario alcun intervento da parte dello Stato, contribuenti inclusi, come invece è successo per istituti quali Monte dei Paschi e Popolare Vicenza.

L’aumento influenzerà positivamente anche gli stress test, grazie all’innalzamento del livello CET1, che dovrebbe avvicinarsi a quelli europei. La fase di instabilità che ha caratterizzato Unicredit negli ultimi mesi dovrebbe essere dunque giunta alla fine come confermato dal piano strategico per gli anni 2016-19, con grande gioia da parte di dirigenti ed azionisti. L’aria di ottimismo è confermata dalle dichiarazioni di Alessandro Mazzucco, presidente CaRiVerona, che ha commentato la decisione riguardo l’aumento come necessaria al fine di salvare l’istituto.

Lati negativi: ce ne sono?

Sfortunatamente l’aumento di capitale Unicredit prevede anche qualche lato negativo; la banche si trovano in una situazione particolarmente delicata, e nonostante l’aumento risolverebbe ad Unicredit problemi come la cartolarizzazione, i crediti deteriorati restano un problema di entità non indifferente e soprattutto di non facile risoluzione.

Altre grane arriverebbero dal sistema politico italiano, giudicato troppo spesso inadeguato alla gestione delle banche sul territorio. Le banche sono troppo catalogate come il nemico dei cittadini e sono continuamente sotto pressione a causa delle richieste della Banca Centrale Europea; la crisi ha portato al licenziamento di moltissimi dipendenti in pochi anni, Unicredit inclusa, che nel piano industriale prevede oltre 6.500 licenziamenti.

Nonostante ciò ci si augura che l’aumento di capitale di Unicredit possa davvero funzionare,trovando soluzione ad alcune problematiche significative,che possano confermare come il sistema bancario italiano non sia del tutto perduto proprio grazie alla presenza di istituti che, fortunatamente, godono ancora di buona salute.