Scrittura dei sacerdoti egizi, storia e segreti

Il fascino dell’Egitto, della sua storia e della sua cultura, ha portato i ricercatori a fare studi approfonditi sulla sullo sviluppo della sua società scoprendo poi il suo “arcaico” alfabeto. Una particolarità eccezionale distintiva della scrittura dei sacerdoti egizi, in grado di ripetere dei segni magici che, secondo la credenza popolare, erano addirittura suggeriti direttamente dalle loro divinità.

In realtà, essa era definita una scrittura sacra, perché si usava espressamente per la trascrizione, su fogli di papiro, di testi religiosi che spesso venivano poi seppelliti insieme ai faraoni in modo che il loro “cammino” fosse protetto e sicuro.

La storia della scrittura egizia

L’evoluzione della scrittura dei sacerdoti egizi nasce direttamente dai segni geroglifici, che erano una sorta di “disegnini” valorizzati poi da determinati simboli, insegnati dalla popolazione sumera. Nel corso dei secoli, essa acquistò una sua “identità” diventando sempre più complessa. Si tratta di un alfabeto particolarmente difficile, molto strutturale, dove ci sono migliaia e migliaia di segni, con diverse linee che possono poi cambiare totalmente il significato di una parola. Data la loro complessità non era semplice da insegnare e tanto meno da apprendere.

Un reperto unico e stupendo

Un “testo” dei geroglifici egizi, che è giunto fino a noi, è la famosa Tavoletta di Narmer, trovata per caso in uno dei tanti scavi presso la città di Hierakonpolis. Un reperto che ha la “timida età” di 3000 anni, ma conservata in modo eccellente e che è stata di aiuto per avere poi una traduzione della scrittura dei sacerdoti egizi. Infatti, grazie ad essa, si sono riusciti ad avere le basi per poter poi interpretare le tante trascrizioni nelle piramidi e nelle tombe dei faraoni.

Da cos’è composta l’alfabeto geroglifico?

La scrittura dei sacerdoti egizi, conosciuta anche come geroglifici egizi, era composta da logogrammi, cioè i famosi “disegnini” che rappresentavano da soli intere frasi, da segni fonetici, che si trascrivevano con diverse forme delle linee, e anche da segni determinativi, cioè da altri simboli che precisavano il senso della frase, essi erano concessi solo ai sacerdoti. Per uno schiavo era letteralmente impossibile apprendere questa disciplina.

La trasformazione dell’alfabeto egiziano

Successivamente alla forma scritta, giunta sino alla popolazione, essa subì un ulteriore modifica trasformandosi in scrittura ieratica e demotico, un reperto di questa diffusione fu la scoperta della stele di Rosetta. Tale opera è datata 196 A.C., quindi non eccessivamente antica, se la si paragona agli altri reperti, ma che fece comprendere che questo metodo di comunicazione, era diventato di uso comune.

In base alle diverse culture vicine, ai “dialetti” e anche alle nuove influenze europee, essa subì notevoli ulteriori cambiamenti, specialmente tra le popolazioni che si affacciavano sul mare creando nuovi simboli e nuove parole. Rimane comunque confermato che la scrittura ieratica è ancora usata oggi, poiché divenne “scrittura popolare” perché più comprensibile. Infatti, paragonando questo alfabeto attuale, non si possono negare le similitudini con i geroglifici egizi, che a loro volta derivano dalla scrittura dei sacerdoti egizi antica insegnata dal popolo sumero. Un coinvolgente viaggio a ritroso nel tempo.