Riforme, Renzi non ha la maggioranza

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Le riforme di Renzi incontrano sempre più opposizioni. Altro contrasto sul ddl Boschi, per il quale opposizione e minoranza dem hanno fatto fronte comune.

Si discute della non eleggibilità del nuovo Senato, prevista nell’articolo 2.
La proposta del capogruppo Luigi Zanda, rilanciata dal ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina assieme al sottosegretario per le Riforme Luciano Pizzetti, per l’elezione dei consiglieri regionali che saranno in Senato in “listini dedicati trova l’opposizione della minoranza dem.
Il democratico Andrea Marcucci: “Se la minoranza dem ha bocciato la proposta, significa che non vuole il dialogo nel merito e che è animata da altri obiettivi politici. Nelle prossime settimane vedremo chi vuole davvero migliorare il ddl Boschi, e chi invece nutre solo desideri di rivalsa nei confronti del governo”.

Debora Serracchiani al Tg3: “Se ci sono oltre 500 mila emendamenti è chiaro che l’unico obiettivo è quello di fermare le riforme. La minoranza del Pd si dovrà interrogare se vuole votare assieme a Razzi”. Forza Italia rivolgendosi al Colle: “Il premier non ha più i numeri, Mattarella esamini la situazione”.

Inutile aggirare problema di fondo: per garantire il diritto di eleggere i senatori bisogna rivedere l’ art.2. Altrimenti si fanno pasticci” dice Vannino Chiti.

Miguel Gotor è dubbioso: “La proposta Pizzetti-Martina è già stata respinta in Commissione Affari Costituzionali, ma evidentemente, invece di affrontare un autentico confronto nel merito, si preferisce far finta di nulla. Bisogna consentire l’elettività diretta dei senatori da parte dei cittadini, in concomitanza alle elezioni regionali. Per farlo, la via maestra è quella della modifica dell’art.2. La decisione di riaprire l’art.2 dipende dal presidente del Senato, ma se non vogliamo rischiare il fallimento di questo processo riformatore, è necessario creare un clima politico nel Pd, in Parlamento, che favorisca la sua decisione – è l’analisi di Gotor -. Tanto più che l’art. 2, essendo stato modificato dalla Camera, dovrà comunque essere votato dall’aula e potrebbe essere respinto”.

Renato Brunetta si al capo dello Stato, Sergio Mattarella. “In merito alle riforme e ai numeri del governo, con rispetto, domandiamo al presidente della Repubblica di esaminare la questione nella sua oggettività drammatica e alla luce dei precedenti più immediati”.

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