Piazza Armerina, mosaici e bellezze

Informazioni generali

Piazza Armerina, splendido comune dell’entroterra siculo, rappresenta una delle mete più ambite dai turisti in viaggio in Sicilia; ogni anno infatti oltre 600.000 visitatori si recano in territorio armerino richiamati dal fascino sempiterno dei mosaici della Villa del Casale.
Sita a 700 metri di altitudine sull’ampia area collinare dei monti Erei, Piazza Armerina fa parte della provincia di Enna, dalla quale dista 30 km, e con i suoi 302 km2 è per estensione il trentasettesimo comune d’Italia.
Confina a Sud-Est con San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari e Caltagirone a Nord Est con Aidone e Raddusa, a Nord con Enna e Valguarnera Caropepe, a Ovest con Barrafranca, Mazzarino e Pietraperzia, a Sud con San Cono.
Piazza Armerina è un connubio di epoche e stili differenti immersi nell’ambiente appartato e tipico dell’entroterra siciliano. Fra testimonianze di arte barocca, gotica e naturalmente romana – della quale la Villa del Casale è l’emblema assoluto – il visitatore potrà compiere un vero e proprio viaggio nel tempo in un comune che per dimensioni e vivibilità si presenta ancora a misura d’uomo.

Clima

Il clima di Piazza Armerina è estremamente particolare, tipico esclusivamente dei comuni della Sicilia centrale a ridosso dei Monti Erei e di alcune regioni della Spagna. A metà fra il clima Mediterraneo e il clima della Steppa, la temperatura è a ragion di ciò calda ma non afosa in estate e più fredda in inverno – rispetto ai comuni prospicienti alla costa – nella stagione invernale.

Storia di Piazza Armerina

Le origini di Piazza Armerina risalgono quasi sicuramente al periodo pre-romano, ma trovano solo testimonianza archeologica nella villa Imperiale del III-IV secolo d.C. ai piedi del Monte Mangone in contrada Casale, attorno alla quale si sviluppava allora la città.
Riprende menzione storica nel Medioevo e sotto la dominazione normanna, raggiungendo l’importanza di un florido centro agricolo, commerciale e militare, accogliendo altresì una colonia di lombardi che contribuirono notevolmente a cambiare i costumi della popolazione influenzandone il dialetto, l’arte e la cultura.
Nel 1161 la città fu saccheggiata e distrutta dalle truppe di Guglielmo I IL MALO per punire i baroni ribelli che vi si erano rifugiati.
Fu ricostruita distante dalla città distrutta e nell’attuale luogo collinare. I cittadini ottennero dal re Guglielmo I importanti privilegi e favori, che contribuirono a portare la città al suo massimo splendore sul piano economico, culturale, artistico, ecclesiastico, militare e nobiliare.
Fu anche al centro di alcuni avvenimenti storici siciliani tanto che nel 1296 Federico III d’Aragona vi convocò il parlamento siciliano per decidere la guerra contro il fratello Giacomo e Carlo II di Angiò – spalleggiati dal papato – che si accingevano alla conquista dell’isola.
Piazza Armerina divenne man mano un importante centro militare e svolse un suo ruolo rilevante fra le alterne vicende politico militari del periodo svevo, francese e spagnolo.
Raggiunse altresì un enorme sviluppo del commercio e l’opulenza delle famiglie nobiliari determinò una fiorente edilizia che trovò la sua migliore espressione nella costruzione di belle chiese e palazzi patrizi di stile barocco, che restano tutt’ora a testimonianza di una raffinatezza di stile e di arte di ottimo gusto.
Ancora nella sua storia, Piazza Armerina partecipò ai movimenti del Risorgimento italiano con adesione spontanea di popolo e nobili manifestando un culto del sentimento nazionale e dell’amore patrio che portò i suoi cttadini a partecipare con Garibaldi alle battaglie per l’Unità d’Italia.
Uomini illustri di questa cittadina eccelsero nella cultura, nella politica, nell’arte militare e nel campo ecclesiastico.
Un cenno emblematico va fatto per un suo illustre cittadino, il generale Cascino, a cui è dedicata una piazza con un monumento eretto con sottoscrizione pubblica. Il generale Cascino, medaglia d’oro al valore militare, comandante della brigata Avellino nella guerra mondiale 15-18, dimostrò le sue alti doti umane di comandante e di trascinatore dei suoi soldati. Li esortò nell’attacco delle alture goriziane ad essere “la valanga che sale”.

Piazza Armerina, bellezze culturali e artistiche

Piazza Armerina è dai più celebrata come “la città dei mosaici”, riconoscimento a quel capolavoro artistico e architettonico che è la Villa del Casale. Ma sarebbe ingeneroso circoscriverne il fascino al suo simbolo più celebre. Il comune è patrimonio dell’Unesco, fulgido baluardo di epoche storiche ormai dimenticate, rievocate dai palazzi in stile barocco o rinascimentale e da un’urbanistica che ricalca quella delle cittadelle medievali.
Palazzi, chiese e vecchie stradine caratterizzano il centro storico della città e meritano senz’altro di essere visitati per compiere un indimenticabile tuffo nel passato.

Il museo diocesano

Il museo è situato all’interno del palazzo arcivescovile, risalente al diciassettesimo secolo, quando venne progettato da Giandomenico gagini, ed espone prevalentemente opere d’arte religiose e barocche. Fra i pezzi di prestigio ospitati dal museo troviamo la tela di San Andrea apostolo, e l’immacolata del 1603.

Palazzo Trigona

Palazzo Trigona è uno dei palazzi più prestigiosi della città, costruito in tre piani su pianta rettangolare con mattoni di terracotta e pietra arenaria. Il palazzo si affaccia su una delle aree più interessanti dal punto di vista urbano, adiacente la piazza del Duomo.
Il progetto di un palazzo sito nel centro del quartiere Monte risale al 1700 e fu tenacemente portato avanti da una delle famiglie nobiliari più potenti di Piazza Armerina, i Trigona, che negli anni in seguito doneranno alla città il duomo di Piazza Armerina.
I lavori di Matteo e Ottavio Trigona iniziarono proprio in quel periodo, ma di fatto il palazzo subì innumerevoli modifiche fino al 1920.
Il fregio nobiliare dei Trigona campeggia ancora sull’architrave centrale del balcone dal primo secolo della costruzione.
Le opere d’arte che erano presenti internamente sono oggi in possesso degli eredi dei Trigona e il palazzo è in fase di ristrutturazione, in procinto di essere trasformato in museo.

La casa museo del contadino

Inaugurata nel 2014, la casa museo del contadino si trova in via Garibaldi, in pieno centro storico. Racchiude al suo interno tre locali che emulano l’abitazione tipica dell’antico “massaru” siciliano. Mario Albanese, l’uomo che ha messo in piedi la casa museo, ha raccolto manufatti, arnesi e utensili realmente adoperati dagli antichi contadini e nell’arco di un ventennio li ha uniti per dar vita a questo piccolo esempio di antica vita agreste.
La casa è visitabile gratuitamente, secondo desiderio dello stesso Mario Albanese.

I quattro quartieri

Massima espressione dell’anima di Piazza sono i Quattro quartieri Medievali – Monte, Castellina, Canali e Casalotto – ancora oggi più vivi che mai e vero cuore della città, dove si tengono i principali eventi armerini; fra questi, gode di vasta eco in tutto il meridione, il palio dei Normanni che si celebra nel cosiddetto ferragosto armerino.

Il castello aragonese

Un castello misterioso e pregno di fascino fin dalle fondamenta. Questo è il castello aragonese, il cui anno di costruzione è abbastanza incerto, sebbene si pensa possa risalire agli inizi del 1400. Si trova sul lato meridionale del colle Mira, dove in precedenza pare sorgesse un cenobio francescano. Edificato da Re Martino – anche su questo dato non abbiamo certezza assoluta – il castello passò da castelliere a castelliere fino al 1812, anno in cui si decise di utilizzarlo come carcere.
Il castello aragonese oggi si presenta al turista come un edificio abbandonato in balia delle erbacce e malmesso. Le quattro torri poste agli angoli dell’unità parallelepipeda centrale dalle quali sarebbe stato possibile godere del panorama degli antichi quartieri, necessitano di restauri. Il castello è proprietà di privati e allo stato attuale di degrado l’accesso non è consentito. Nessuno lo visita più da tantissimi anni, può solamente essere ammirato dall’esterno in rimembranza di fasti passati e adesso non più ripercorribili.

La villa del Casale

Localizzazione geografica e caratteristiche intrinseche

A rendere il comune di Piazza Armerina celebre nel mondo è però certamente la Villa Romana del Casale che con i suoi mosaici – giunti a noi in un eccellente stato di conservazione – rappresenta un patrimonio artistico e culturale di raro splendore.
Appartenuta ad una potente famiglia romana della fine del IV secolo. Fa parte della tipologia di ville rurali costruite per l’ozio dei ricchi o paragonabili alle attuali aziende agricole. Erano essenzialmente case di campagna i cui proprietari erano dei ricchi possidenti di terreni con molti schiavi organizzati con disciplina militare che si occupavano di portare avanti le colture, i lavori all’interno della casa e la cura degli animali. Grossi granai dove conservare le messi, e gli alloggi degli schiavi e del personale. Costruzioni dotate di ogni confort, spesso erano più grandi delle domus cittadine ed erano autosufficienti. Potevano avere biblioteche, terme private con piscine scoperte.

I mosaici e la tecnica di realizzazione

La villa dal 1977 è stata inserita nei siti tutelati dall’UNESCO prevalentemente perché conserva mirabili mosaici ottimamente conservati. Sarebbe appartenuta nel 350 d.c. ad un alto funzionario dell’imperatore Diocleziano. Il mosaico assieme alle pitture murali rappresentano la più alta rappresentazione dell’arte figurativa romana. In particolare i mosaici attraverso tessere di varia grandezza – erano di basalto, travertino, marmi policromi, pasta vitrea e di conchiglie – erano usati per pavimenti, resistenti e facili da pulire e solo successivamente per rivestimenti parietali. L’esecuzione avveniva attraverso fasi distinte, si disegnava la scena su un supporto, secondo le indicazioni del committente e avutane l’approvazione si sostituivano linee e colori con le tessere. Secondo quanto risulta da Plinio il Vecchio e Vitruvio (figura a cui tutti gli storici fanno fede per il suo trattato sull’architettura De architettura in 10 libri dedicati ad Augusto) si stendevano tre strati diversi: lo statumen (conglomerato di varie dimensioni), il rudus (strato alto 25 cm, composto di tre strati di schegge di pietre e una di calce) ed infine il nucleus (strato di cemento di 12 cm, composto di tre strati di cocciopesto e uno di calce). Era un lavoro estremamente complesso e di precisione; per avere un idea oggi un operaio impiegherebbe 6 giorni per farne un metro.

I mosaici della villa

La villa è composta di quattro nuclei: l’ingresso monumentale con un cortile a ferro di cavallo, il corpo centrale organizzato intorno ad un peristilio rettangolare, altro peristilio ovoidale e il complesso termale. Verso la metà del ‘900 iniziò l’interesse per questo sito ma solo nel 2007 e dopo 5 anni un importante restauro ha portato alla luce circa 3500 mq di pavimentazione e mosaici in stile figurativo e geometrico che hanno evidenziato l’opulenza di chi viveva in questa villa. Un sistema di passerelle sospese rende possibile l’osservazione senza dover necessariamente calpestare i mosaici. Alcuni di essi mostrano evidenti influenze stilistiche dell’arte africana, tanto da far pensare a maestranze venute da quei luoghi. Si distinguono diversi stili e cicli narrativi: mitologia e ai poemi omerici, natura e scena di vita quotidiana e aristocrazia romana. Ricordiamo il mosaico della stanza della “Piccola caccia”, il corridoio della “Grande caccia” e la stanza delle “Palestrite”. Ancora il mosaico di Ulisse e Polifemo, Amore e Psiche e il Mito di Arione.

Bellezze naturali

Non solo di mare si vive in Sicilia e Piazza Armerina è la conferma che anche il paesaggio dell’entroterra siculo può rivelarsi una piacevole sorpresa per gli amanti della natura.
La riserva naturale Rossomanno Grottascura Bellia si estende per un’area complessiva di circa 20kmq sull’altopiano Ereo.
La riserva è stata istituita nel 2000 al fine di preservare un territorio boschivo composto in prevalenza da pini locali ed eucalipti ed in percentuale minore da querce, castagni e altri arbusti.
La zona è geologicamente caratterizzata da gole e dirupi a tratti non praticabili che si alternano con aree più pianeggianti, mentre la fauna comprende piccoli mammiferi, uccelli e pochissimi rettili.
La riserva naturale Rossomanno Grottascura Bellia da un punto di vista antropologico è un caleidoscopio di suggestioni, rievocate dalle testimonianze delle popolazioni che hanno abitato il luogo nel corso della sua storia.
La presenza di insediamenti umani è attestata fin dall’età di rame dal ritrovamento di misteriosi monoliti che hanno alimentato negli anni la fantasia popolare. Le rovine di una cittadella medievale distrutta da Martino Il Vecchio testimoniano che l’area è stata abitata fino al secolo XIV.

Fra Enna e Piazza Armerina si trova poi il parco della Ronza, un polmone verde raggiungibile percorrendo la A19 dallo svincolo Mulinello e adatto per una gita con famiglia al seguito (preferibilmente non nelle festività di Pasquetta o del primo maggio, periodi nel quale il parco si trasforma letteralmente in un carnaio di gente).
Il parco è suddiviso in varie zone, alcune anche adibite per i bambini con tanto di giochi, altre attrezzate per il pic nic.
Per gli amanti degli animali è possibile ammirare svariate specie di volatili e persino i lama.

Come arrivare a Piazza Armerina

Da Palermo, così come da Catania, la strada da percorrere è la A19. Da Palermo l’uscita da imboccare è quella per Enna in direzione Pergusa, da li proseguite avanti fino a Piazza Armerina. Da Catania prendere lo svincolo per Mulinello in direzione Valguarnera Caropepe fino a Piazza Armerina.

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