Naspi 2017, tutte le novità sui sussidi di disoccupazione, come richiederla e quanto pagherà

Naspi INPS 2016

Con la Legge di stabilità approvata in extremis dal Governo Renzi, sono state introdotte anche le nuove norme sulla disoccupazione, inserite all’interno della Riforma, soprattutto riguardo la nuova Naspi. Ci sono alcune novità a riguardo, in particolare per le nuove richieste che verranno effettuate nel 2017, che con la crisi ancora in atto non dovrebbero essere poche purtroppo.

Tra le nuove norme c’è l’abolizione della cassa integrazione, che come gli altri sussidi sarà sostituita dalla nuova Naspi, che riguarderà tutti gli stati di disoccupazione derivanti da situazioni involontarie.

La Naspi durerà fino ad un massimo di 2 anni, e dal quarto mese in poi subirà una riduzione dell’assegno del 3%.

Per richiederla bisognerà essere stati licenziati, mentre non sarà possibile richiederla in caso di dimissioni volontarie del lavoratore.

COME SI RICHIEDE LA NASPI E CHI POTRÀ RICEVERLA

Inoltre sarà necessario avere almeno 13 settimane di contributi effettivamente versati negli ultimi 4 anni antecedenti la domanda, ed aver lavorato nell’ultimo anno per almeno 30 giorni effettivi.

L’importo dell’assegno di disoccupazione sarà calcolato in base a quanto guadagnato negli ultimi 4 anni, e fino a 1.195€ medi al mese si percepirà fino al 75% dello stipendio, mentre per importi superiori sarà calcolata un addizionale fino al 25% della parte eccedente i 1.195€ mensili, fino ad un massimo di 1.300€.

Per richiedere la Naspi sarà necessario entrare sul sito dell’INPS tramite il proprio codice PIN personale e scaricare la domanda, che dovrà essere spedita esclusivamente per via telematica.

Potranno richiedere la Naspi gli apprendisti, i soci di cooperative con contratto subordinato, i lavoratori dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni e i dipendenti delle aziende del settore delle Arti e dello Spettacolo.

Si perderà il diritto a percepire la Naspi in caso si trovi un’occupazione a tempo indeterminato o in caso di lavoro autonomo, oppure in caso di rifiuto delle attività proposte o delle possibilità di impiego trovate dai centri per l’impiego.