Mps perde oltre il 10%, raccolta ferma ancora ad 1 miliardo: Governo pronto ad intervenire

MEF

Ancora una giornata nera per il Monte dei Paschi di Siena, il titolo perde oltre il 10% a Piazza Affari chiudendo a -10,24% a quota 16,64€, con un volume di scambiati di oltre 3 milioni e 49 mila unità.

La raccolta di risorse per varare il tanto atteso aumento di capitale da 5 miliardi continua a non decollare, e resta ferma ad 1 miliardo ad un solo giorno dal termine dell’operazione.

Preoccupazioni anche a causa della diminuzione della liquidità della Banca senese, che dovrebbe bastare soltanto per 4 mesi e non per gli undici mesi, promessi dai vertici soltanto pochi giorni fa.

In bilico anche l’operazione di acquisto da parte di Quaestio, di circa 1 miliardo e mezzo di titoli junior mezzanine, affare che dovrebbe portare a termine tramite il Fondo Atlante.

Tra le clausole poste da Quaestio c’è che l’aumento di capitale venga completamente da privati, oppure che in caso di intervento dello Stato questo non superi il miliardo di euro, entrambe situazioni che sembrano sempre più difficili da realizzarsi.

Intervento stato su perdita MPS: come sarà?

In caso entro domani pomeriggio Mps non riuscirà a trovare i 5 miliardi di euro necessari per l’aumento di capitale, il Tesoro sarà costretto ad intervenire.

Proprio per questo oggi è stato varato il decreto salva-banche, che prevede la possibilità di spendere fino a 20 miliardi di euro per gli istituti in crisi, tra cui il Monte dei Paschi.

In questo caso se l’aumento di capitale non raggiungesse la soglia, lo Stato dovrebbe intervenire con una ricapitalizzazione di sicurezza, venendo costretto inoltre alla riconversione forzata delle obbligazioni subordinate, operazione che potrebbe costare cara ai cittadini italiani.

Se invece Mps dovesse arrivare vicina a quota 5 miliardi, a quel punto lo Stato potrebbe intervenire con un piccolo investimento, essendo già socio con il 4%, ma questa operazione sarebbe malvista dalle istituzioni europee, che hanno già fatto sapere che violerebbe le norme sulla libera concorrenza.