Le origini dell’oncologia: una ricerca secolare

L’oncologia è una disciplina che ha origini molto antiche e rappresenta quella branca della medicina che si occupa di studiare e curare i tumori. In merito a questa disciplina, il primissimo scritto riguarda un caso di tumore che risale alla medicina egizia: nell’antico papiro di Kahun è possibile trovare la descrizione di un cancro dell’utero, nell’anno 1800 a.C. In un altro documento, ovvero il papiro di Ebers si parla della condizione di non curabilità di queste patologie. Nonostante l’incurabilità delle neoplasie, viene ripreso più volte da Ippocrate come all’origine di qualsiasi malessere fisico derivi dalla mescolanza di quattro umori: del sangue che nasce dal cuore, dal flegma che nasce dal cervello, dalla bile prodotta dal fegato e dalla bile nera che nasce dalla milza. Con la rottura di questo equilibrio, nasce uno stato di discrasia, ovvero una malattia causata dall’accumulo di bile nera nei tessuti, producendo tumori maligni.

La rivoluzione scientifica

Nel post Rinascimento il chirurgo francese Henry de Mondeville, di Montpellier, ha scritto che nessun cancro guarisce a meno che non lo si estirpi alla radice: se ne resta anche una piccola parte, la malignità si estende e sviluppa anche alla radice. Nello stesso periodo Galeno, un alchimista, riteneva che i tumori maligni fossero prodotti non tanto dall’accumulo della bile nera, quanto da un sale, ovvero il “realgar”. Ma, all’interno di questo scenario, gli studi anatomici di Andrea Vesalio avevano dato un grande contributo nell’abbattimento del dogma galenico: si dimostrò infatti che la bile nera non esisteva. A seguire il 1700 fu un secolo importante, perché l’anamopatologo italiano Morgagni affermò che ogni malattia ha una specifica sede e una determinata causa.

L’oncologia sperimentale e le teorie encogeniche

Grazie al contributo di Bernard e la nascita di una nuova visione della medicina, l’oncologia si dirige verso un forte sperimentalismo. In questa direzione numerosissimi medici e ricercatori iniziano a studiare con attenzione il cancro, con diverse e nuove prospettive, facendo in modo che nuove teorie sull’origine e sullo sviluppo delle neoplasie potessero nascere. Da menzionare in questo campo è stato il contributo di Gaetano Fichera, che ha elaborato una deoria del disequilibrio oncogenico. Questa teoria si è basata sull’ereditarierà e sulla predisposizione alla malattia neoplastica provocata dall’assenza di resistenza agli stimoli oncogeni. Secondo lo studioso lo sviluppo dei tumori è spiegato con la rottura dei rapporti tra sostanze inebitrici e sostanze più eccitatrici, rispetto alle proliferazioni cellulari.

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