Lavoro Occasionale 2017: come funziona, nuove normative e tasse

lavoro occasionale

Tra gli aspetti fiscali di maggiore interesse tra i contribuenti non possono non esserci quelli riguardanti il lavoro occasionale 2017, cioè come verranno disciplinate tutte quelle forme ibride di lavoro, non continuativo, e quindi occasionale, nel 2017. Occorre per prima cosa specificare cosa si intende per lavoro occasionale, farlo non è semplice come si crede, in quanto il confine tra lavoro occasionale e lavoro subordinato o parasubordinato è molto flebile. Per lavoro occasionale si intende infatti quella prestazione di lavoro autonomo che viene compiuta in maniera sporadica e non continuativa, ovvero un’attività professionale saltuaria che non obbliga né a un contratto di subordinazione o parasubordinazione né tanto meno all’apertura di una posizione fiscale Iva. Naturalmente il tutto nel rispetto degli obblighi fiscali, ovvero del pagamento di quanto è dovuto in base all’imponibile per quanto riguarda l’Irpef e soprattutto l’Inps.

Solitamente si tratta di attività che si fanno un po per arrotondare, come può essere il fare ripetizioni il pomeriggio per gli insegnanti pubblici, i quali a ogni lezione dovrebbero rilasciare una ricevuta fiscale dove attestino il tipo di servizio offerto. Stesso discorso può valere per chi si intende di computer, pur facendo un altro lavoro, e aiuta i vicini o i condomini a sistemare il proprio Pc. Quelli descritti sono tutte prestazioni di lavoro occasionale che rientrano nel lavoro occasionale 2017 che vengono legittimati e regolarizzati tramite un ricevuta fiscale.

Lavoro saltuario: perché non necessita di un contratto

Essendo un lavoro saltuario, le prestazioni lavorative occasionele non necessitano di un contratto scritto, in quanto si tratta di un accordo stipulato per quel giorno e per quel tipo di servizio che viene regolamentato dall’emissione di una ricevuta in virtù di un pagamento, secondo quanto prevede l’articolo 2222 del codice civile (contratto d’opera).

Le caratteristiche di questo lavoro occasionale sono che l’attività deve essere svolta in maniera autonoma e rispetti le seguenti limitazioni:

  • Mancanza di continuità 
  • Mancanza di coordinamento 

Qualora la prestazione lavorativa diventi continuativa e coordinata occorrerà o stipulare con il committente un contratto di collaborazione continuativa, co.co.co, o aprire una partita Iva con il regime forfettario, ovvero con imposta unica al 15% sull’imponibile ridotto che viene stabilito a seconda della categoria lavorativa a cui si appartiene.

Le collaborazioni occasionali: la legge Biagi

La disciplina del lavoro occasionale, denominata“Legge Biagi” ossia il D.Lgs. n. 276/2003 spiegava che le  collaborazioni occasionali non dovessero superare i 30 giorni con lo stesso committente in un anno e il compenso non doveva essere superiore a €. 5.000 da ogni committente.

Questa regolamentazione è stata abrogata a partire dal 25 giugno 2015, ovvero l’ormai famosissimo “Jobs Act“,che modifica la regolamentazione di quello che viene definito lavoro occasionale. IN questo ambito viene totalmente tolta la possibilità di lavoro continuativo lasciando però intatto quanto spiegato dal codice civile per le prestazioni di lavoro autonomo occasionale. Nel 2017 sono state confermate le condizioni che hanno sancito cosa si debba intendere per lavoro occasionale nei contorni del Jobs Act, sancendo ancora una volta che ogni rapporto di lavoro coordinato e continuativo non può essere considerata prestazione di lavoro occasionale.