Corte di Cassazione 2017: sentenza ammette il licenziamento per profitto

Corte di Cassazione

Storica sentenza della Corte di Cassazione che nel mese di dicembre ha in un certo senso ufficializzato quello che può essere definito il licenziamento per profitto. Con questa decisione del maggior organo giudiziario dello Stato si legittima, da parte del datore di lavoro, il licenziamento di un dipendente qualora possa essere dimostrato che l’azienda, senza quel lavoratore, potrebbe migliorare i propri profitti, questo a causa di inadempienza o anche semplicemente per inutilità della mansione che svolge quel lavoratore incriminato.

Capita spesso, in questo periodo di tremenda crisi economica, che un datore di lavoro chiuda dei reparti o assottigli le competenze dell’azienda ritenute ormai superflue, in questo modo si rende inutile l’apporto di un determinato lavoratore o anche di determinati lavoratori, che se non appositamente ricollocati risulterebbero inutili, e anzi in un certo senso dannosi, dal punto di vista economico, per l’azienda.

La Consulta chiama in causa l’articolo 41 per il licenziamento

Il licenziamento per profitto trova poi la sua legittimazione giuridica, oltre che nella sentenza della Corte di Cassazione, anche nell’articolo 41 della carta costituzionale che tutela il datore di lavoro stabilendo che questo deve essere libero di adottare le decisioni che possano giovare sulla sua attività nei limiti imposti dalla legge. Se l’attività dal punto di vista economico giova della decisione adottata è quindi necessario, anche se certo non piacevole, licenziare i lavoratori superflui o che non riescono a essere redditizi, questo per favorire non esclusivamente l’imprenditore ma anche gli altri lavoratori, che potranno in questo modo continuare a lavorare in un’azienda più prospera e che può dargli anche nuove soddisfazioni economiche.

Licenziamento per Profitto: si aggiunge una nuova causa di cessazione contratto lavorativo

Con questa storica sentenza della Corte si aggiunge così un nuovo motivo di licenziamento giustificato e oggettivo, ovvero che i datori di lavoro possono tranquillamente utilizzare per licenziare dei propri dipendenti a prescindere dal contratto determinato o indeterminato che sia.

Quella decisione estrema che prima riguardava soltanto quei lavoratori che ormai erano superflui e che gravavano economicamente sulla gestione aziendale, riguarderà anche coloro che non riescono a essere produttivi, magari per problemi di lentezza o anche, e soprattutto, perché sono un po lavativi, cosa che pesa non poco in una società e che prima era difficile, se non impossibile licenziare. Con questa sentenza si avrà quindi la possibilità, per il datore di lavoro, di far crescere la società economicamente togliendo i paletti che prevedevano l’importanza del singolo lavoratore sul benessere aziendale, senza pensare a volte che il benessere di uno potrebbe non essere il benessere di molti. Naturalmente si spera che questo non apra spiragli per licenziamenti senza senso che potrebbero verificarsi in numerose aziende italiane.