Circoncisione ebrei: che procedura è? A cosa serve e che significato ha?

esportazione

Nella storia dell’uomo molte sono state le pratiche delle prime medicine che anche pratiche mediche che venivano svolte per poter portare sollievo alla persona malata oppure per entrare a far parte di una religione.

Nella storia dell’Ebraismo e della religione musulmana è presente un rituale obbligatorio che viene fatta principalmente ai maschi  sul proprio organo riproduttivo, tale pratica è chiamata circoncisione.

Negli anni poi si è scoperto che questa pratica è anche molto utile nella medicina moderna perché varie malattie possono colpire l’organo maschile ed è meglio affrontare questa operazione anche se non si fa parte della religione ebraica.

Ora è possibile scegliere di farla o meno, anche in ambito religioso ma appunto per questo argomento, perché è una pratica che viene fatta?

Qual è il significato?

Che procedura è?

Come scritto prima, è sia un importante rituale a scopo religioso che un’operazione chirurgica che viene fatta all’uomo.

In pratica si tratta di un’esportazione parziale o totale del prepuzio che prima veniva solo praticata a scopo religioso e solo per chi nasceva nella comunità musulmana ed anche ebrea, ma molti altri sono stati i popoli che l’hanno usata come gli africani e popoli camitici.

Prima o poi non è obbligatoria solo per scopo religioso ma anche del proprio benessere, infatti molte sono anche le malattie a livello dell’organo sessuale maschile, una più grave si chiama fimosi congenita del prepuzio.

Si tratta di un restringimento della pelle a livello del prepuzio che ricopre il glande e può dare molto fastidio, per questo è necessaria l’operazione di circoncisione.

A cosa serve e che significato ha?

In ambito medico è una procedura in grado di aiutare le persone ad avere un benessere normale, senza avere disagi.

Mentre in ambito religioso ha un significato ben preciso: è infatti un importante rituale di passaggio che viene praticato sia nell’antichità che in alcune religioni.

È stato trovato nella Bibbia un passaggio importante che parla proprio della circoncisione che venne praticata anche a Gesù ma è anche uno dei simboli fondamentali di appartenenza alla religione ebraica/musulmana; e solo dopo molti anni si è scoperta essere utile a livello igienico/sanitario.

Questa pratica religiosa fu indotta da Yahweh, il Dio di Abramo, padre del popolo ebraico e stipulò lui questa pratica come segno eterno del legame tra la Casa d’Israele ed il Santo Benedetto.

È un’operazione che è stata considerata da molto tempo unica e solo a scopo religioso, veniva, e viene anche svolto ai giorni nostri, all’ottavo giorni della nascita del bambino e durante le ore diurne.

Se la circoncisione viene svolta di notte o prima che il bambino abbia compiuto otto giorni di vita, la pratica è considerata nulla e il bambino impuro.

Inoltre deve essere svolta in tre fasi distinte:

  1. Milà: recisione del prepuzio;
  2. Peri’à: rivoltamento della mucosa sottostante;
  3. Metzitzà: succhiamento del sangue della ferita.

L’obbligo della circoncisione dev’essere fatta dal padre del bambino, ma se non è in grado di effettuare questo rito, sempre il padre può scegliere una persona esperta nella pratica chiamata Mohel.

Esso prende le veci del padre ed agisce come delegato, chiamato anche Shalìach, e svolge il rito.

Nella religione musulmana, invece, il rito viene lo stesso svolto ma il periodo in cui fare la circoncisione può essere diverso.

Lo stesso Maometto ne consigliò la pratica nel Corano, ma anche per essere considerato un musulmano puro, prima della preghiera, deve lavarsi completamente e si considera che solo in quella parte ci possono rimanere segni di sporcizia.

Può essere fatto al compimento del settimo giorno di vita del neonato oppure prima della pubertà.