Banche, con il decreto del Governo per il salvataggio degli istituti in arrivo molti cambiamenti

Chebanca conti deposito

Dopo che il Governo a le camere hanno votato il decreto salva-banche per salvare gli istituti italiani in crisi, ora il sistema dovrà adeguarsi alle nuove norme, imposte sia dal salvataggio che dalle istituzioni europee.

Questo è quanto si evince sia da fonti vicine al Governo che dalla Comunità Europea, entrambe non proprio felici del decreto anche se per ragioni differenti.

Il Governo ovviamente non è felice di aver varato una norma che aiuta le banche con i conti in rosso, operazione che non è ben vista dall’opinione pubblica e che proprio per questo è sempre stata rimandata dai Governi precedenti.

Dall’Europa invece fanno sapere che per dare il via libera agli aiuti di Stato italiani, le banche dovranno rispettare le norme imposte dalla normativa europea in materia, che prevede tra l’altro forti limiti agli stipendi dei vertici, ai dividendi su azioni o tramite qualsiasi altro strumento.

Inoltre ogni tipo di azione dovrà essere concertata con le istituzioni europee, come anche gli investimenti, le acquisizioni, le partecipazioni o qualsiasi altro tipo di azione commerciale. Di fatto la banca in questione non potrà fare molto finché rimarrà sotto lo scudo protettore dello Stato.

Il caso Mps farà da esempio

Ad aprire il nuovo modo di gestire la banca sarà proprio il Monte dei Paschi di Siena, la prima delle banche in difficoltà a ricevere l’intervento dello Stato per il salvataggio.

Lo Stato in questo caso aumenterà la sua partecipazione nella Banca, di fatto diventandone il primo azionista, ma anche lui dovrà concertare ogni azione con le istituzioni europee.

Per il momento è stato dato il via libera ad un burden sharing leggero, che prevede il risarcimento per tutti i piccoli risparmiatori per i quali è prevista una corretta informazione sul profilo di rischio.

Si tratterà di un meccanismo che vedrà prima la conversione dei bond, mentre poi ci sarà l’acquisto da parte della Banca con il finanziamento statale e la riconversione finale in bond senior con profilo di rischio e rendimento a norma.

Invece per gli investitori l’Europa ha dato il via libera ad un burden sharing leggermente differente, che prevede un concambio al 75% del valore nominale.

Per tutto il resto Mps non potrà fare molto, se non tagliare ulteriormente i costi e pianificare una gestione rapida dei crediti deteriorati, cercando quanto prima di tornare a camminare con le proprie gambe.