Aldo Moro, le indagini con il Dna

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Sono in corso le indagini dei Ris dei carabinieri per indagare sui reperti ritrovati nel covo delle Brigate Rosse di Via Gradoli a Roma.
Si deve considerare il profilo genetico dello stesso Aldo Moro. Sono stati ritrovati ed analizzati anche gli abiti che Moro indossava il nove maggio del 1978.
Nel lontano 1978 non esistevano gli esami del Dna. Oggi il Ris sta lavorando per “estrarre” dai campioni tutte le informazioni utili.

Tre gli “incroci testimoniali” che dimostrerebbero che Moro potrebbe essere stato “prigioniero” in via Gradoli, anche se non è dimostrato che lo sia stato nel covo del civico 96 scala A interno 11.

Uno dei magistrati della commissione Moro, Antonia Giammaria ha riaperto il “dossier Gradol” per proseguire nel lavoro e per chiarire la questione.
I riscontri riguardano Raffaele Cutolo, Alessandro D’Ortenzi, vicino alla banda della Magliana e punto di incontro tra questa e il criminologo Aldo Semerari e il nefrologo Giovanni Pedroni, il ‘medico dell’Anello’,
Il servizio segreto clandestino rispondeva politicamente a Giulio Andreotti.
Pedroni ha confermato che è venuto a conoscenza della struttura di intelligence dal boss camorrista Raffaele Cutolo che Moro era in via Gradoli. Furono i vertici politici a impedire un possibile intervento.

Pedroni ha dichiarato all’Ansa: “Alle cancellerie internazionali Moro non piaceva per nulla; Kissinger non lo poteva vedere. Aveva espressioni durissime per Moro che dava fastidio in Italia ma anche all’estero. Si scelse di non intervenire, lasciando le cose al loro destino. Lasciando che Moro venisse ucciso. Chi fa fuori Moro? Le Br? Mah… Non lo so”.

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